5 mosse per liberarsi dalla dipendenza affettiva

Eppure, nonostante dopo l’ennesima delusione sia diventata più forte la voglia di urlare «adesso basta, ti lascio!» perché ci ha stufato con i suoi modi e le sue frasi svilenti come «sei ingrassata ancora», o «potevi pensarci prima tu», «ma quante banalità che dici!», o «dai, smettila, ne parliamo dopo» senza che quel dopo arrivi mai, restiamo immobili. Nell’ombra di un uomo o di una donna che non sappiamo bene come abbia fatto, ma ci ha intrappolato nella sua rete tessuta con poche attenzioni. O, al contrario, di troppe attenzioni: «Senza di te non ce la farei», «Non posso superare quell’ostacolo, se non mi accompagni», o «Sei la mia ragione di vita». Parole che, se intrise di bisogno a senso unico, soffocano. Ma se dessimo sfogo a quel grido, forse, rimarremmo soli con la paura di aver perso il partner della vita. Così, mentre i giorni scorrono al fianco di questi amori, lentamente l’autostima se ne va portandosi appresso la fiducia in noi stessi. «Potrebbe trattarsi di dipendenza affettiva, una dipendenza a tutti gli effetti che ha come oggetto una persona anziché la nicotina, l’alcol, il lavoro, il sesso o internet», afferma la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicoterapeuta esperta in tematiche di coppia. «Nel 90% dei casi sono le donne a esserne interessate».

Se il partner è l’unico obiettivo di vita

Un po’ di dipendenza è concessa alla coppia o è sempre un problema? «È auspicabile che i partner si sentano liberi di esprimere se stessi, condividendo e rinnovando un progetto. La dipendenza, cioè rendere l’altro il nostro unico obiettivo di vita, vederlo come la persona che risolverà la nostra esistenza o come il solo ideale di uomo o di donna, è sempre un problema. Perché mettiamo noi stessi in secondo piano, ogni volta», afferma la psicoterapeuta. L’amore, insomma, affonda le sue radici nel rispetto, nella fiducia e nella libertà di esprimersi, nel confronto. Sapendo di essere accolti. Sempre. «Chi è dipendente, di solito ha pensieri ossessivi, persiste nell’obiettivo di conquistare la persona oggetto del suo interesse affettivo, è impulsiva e non si ferma a riflettere su quanto stia bene in quella situazione, ma si concentra unicamente su quello che l’altro si aspetta. Perdendo in spontaneità». Si lascia, quindi, dominare dal partner. «Che, spesso, è un narcisista: una persona che ha difficoltà ad amare perché si crede superiore agli altri e bisognosa di essere riconosciuta come tale per la sua insicurezza. Chi gli concede questo privilegio, in genere, ha una bassa autostima e un grande bisogno di ricevere attenzioni: anche le più piccole la faranno sentire importante».

Invertire la rotta in cinque passi

Arriva un momento in cui rimanere accanto a un partner che continua a farci sentire inadeguati ha delle ripercussione anche fisiche, oltre che sulla psiche. Si inizia a dormire di meno, si diventa più ansiosi, e il rapporto con il cibo è meno equilibrato. Che fare? «Ci si può riappropriare di se stesi iniziando a mettere in atto alcuni accorgimenti. Se non ci si riesce da soli, si può chiedere l’aiuto di un esperto», suggerisce Maria Cristina Strocchi. Ecco i consigli della psicoterapeuta.

1. Riappropriarsi della fiducia in se stessi

A forza di sentirsi svalutati dai comportamenti e dalle parole dell’altro, può succedere di sentirsi meno sicuri, attraenti, e meno fiduciosi nell’esprimere i propri talenti. Si rimane immobili, così, nell’attesa che l’altro ci dia qualche conferma del nostro valore. «Un narcisista, però, non lo farà mai. Dovremo farlo noi», assicura la dottoressa Strocchi.

Da dove iniziare

*Concentrarsi sulle frasi che si pronunciano riguardo a se stessi. Ci ripetiamo spesso che non siamo bravi a fare qualche attività? Crediamo di non essere mai abbastanza in ogni situazione? Cambiamo il modo di considerarci e cerchiamo di essere sempre meno critici verso noi stessi.

*Perché sentiamo il bisogno di essere forti in ogni occasione? La paura di essere giudicati deboli e meno interessanti agli occhi degli altri è un atto di disamore che priva dell’autenticità. Iniziamo a confessare (almeno a noi stessi) come ci sentiamo davvero davanti a qualche parola che ci offende o ci svilisce: siamo delusi, feriti, arrabbiati, angosciati…? E indaghiamo sul come mai lo permettiamo, riprendendo a fare qualcosa che ci piaccia solo per noi stessi, nutrendo meglio la nostra autostima.

2. Smettere di dare spiegazioni

Chi ha una dipendenza affettiva, spesso, continua a spiegare le proprie intenzioni al partner, a scusarsi per cose di cui dovrebbe scusarsi l’altro o a rendersi ancora più disponibili e presente. «Chi teme di rimanere solo o di perdere una persona importante, spesso si comporta in questo modo. Dimenticandosi di se stesso e dei propri desideri», sostiene la psicoterapeuta.

Da dove iniziare

*Da dove nasce il bisogno di continuare a dare all’altro spiegazioni? Proviamo a interrogarci: «Ho paura che rimenando da solo non ci sarà nessun altro nella mia vita»? Chi ha una storia di sofferenza emotiva alle spalle, spesso, tende a rendere il rapporto troppo analitico e a privarsi di un confronto costruttivo. Per tentare di liberarsi del senso di colpa per avere insospettito l’altro, o per averlo infastidito in qualche modo… Il primo passo di questa tappa, dunque, è smettere di voler chiarire. Ci sarà sempre qualcosa di noi che non andrà bene a un dominatore.

*Alcune volte, se la situazione di dipendenza è grave, è bene farsi aiutare da un esperto con cui indagare i meccanismi che continuiamo a ripetere e che ci portano sempre nella stessa direzione.

3. Vivere liberamente le emozioni

Se è sempre prioritario scoprire cosa prova l’altro senza fare attenzione a cosa proviamo noi, c’è uno squilibrio nel rapporto. «Il dialogo interiore e con il partner rischia di diventare ossessivo e di non nutrire la nostra anima», fa notare la dottoressa Strocchi.

Da dove iniziare

*Anziché arrabbiarsi, o stare male per qualcosa che all’altro non piace, iniziamo ad accettare il suo punto di vista e a dirgli come ci fanno sentire le sue parole, senza accusarlo. Per esempio: «Mi sento trascurata» è più costruttivo di «Tu mi trascuri», perché pone l’attenzione su noi stessi e non fa sentire chi abbiamo di fronte giudicato. Col tempo, potrebbe iniziare un dialogo emotivo più utile alla crescita della relazione.

*Prendersi dei momenti per fare un check up emotivo: passeggiare in un parco o in mezzo alla natura chiedendosi «Come sto con lui/lei?», «Quante cose ho fatto per me questa settimana?», «Ho manifestato i mei bisogni all’altro? In che modo? Come mi sono sentito?». Rispondere a queste domande, ascoltando ciò che si prova, ci aiuterà a capire meglio ciò che desideriamo. Per noi stessi e per la vita a due.

4. Esprimere i sentimenti

È bene manifestare la rabbia, l’ansia, e gli altri sentimenti negativi o è meglio tenerli per sé? «La condivisione fa crescere il rapporto, quindi sì, è bene farlo. Ma bisogna sapere come», suggerisce l’esperta.

Da dove iniziare

*Se si trattengono emozioni negative a lungo, si rischia di esplodere e dire parole che feriscono il rapporto. Anziché vomitare sull’altro tutto il nostro risentimento, scriviamo ciò che ci ha fatto male. Usciamo a fare un po’ di sport e solo più tardi, tentiamo il dialogo: «Ho ripensato a quello che è successo ieri sera. Mi sono sentita inadeguata davanti alle tue parole».

*Fingere che vada tutto bene, nel lungo periodo, porta la coppia nell’apatia. È sempre meglio far conoscere i propri bisogni all’altro: «Desidero fare questa cosa con te», «Vorrei che mi sostenessi in questo momento»

5. Esercitarsi al dialogo

Come si può uscire completamente dalla dipendenza? «Dandosi la possibilità di migliorare se stessi e il rapporto, di conseguenza. Perdonarsi e perdonare è un cammino molto utile allo scopo, così come lo è l’esercizio costante al dialogo interiore e con l’altro», consiglia l’esperta.

Da dove iniziare

*In primo luogo, interroghiamo con costanza noi stessi: «Cosa desidero?». «Come vorrei migliorare la relazione?». «Cosa faccio io per rendere il rapporto più armonico?». Queste domande ci aiuteranno a comprenderci meglio.

*Se si è in disaccordo, è bene dirlo (solo dopo aver chiarito con se stessi l’obiettivo che si vuole raggiungere e sapere qual è quello dell’altro) e negoziare: «Abbiamo idee diverse, ma sono certo che sapremo trovare una soluzione che vada bene a entrambi».

Servizio di Antonella De Minico. Con la consulenza di Maria Cristina Strocchi, psicologa, psicoterapeuta esperta di tematiche di coppia e sessuologa clinica a Vicenza.

di MARIA CRISTINA STROCCHI | 17/09/2018