Trappola d'amore

Ossessiva, esclusiva, la LOVE ADDICTION e’ come una droga ed è considerata un disturbo serio. Ma si può guarire.

L’Università di Oxford ha descritto pochi mesi fa che succede nel cervello di persone affette da love addiction. Ma anche in quello di chi si manda sms con il cellulare dell’ex per accusarlo di stalking o mette mano a Tinder perché “basta un ping per andare su di giri”. E i risultati del neuroimaging (tecnologie che misurano il metabolismo cerebrale) sono stati chiari: dopamina alle stelle, euforia, attivazione del sistema di ricompensa che porta a ritornare esclusivamente al punto di partenza, mancanza di appagamento duraturo. Chimicamente parlando, la love addiction è in tutto simile alle droghe.

Nessuno chiama ancora “malattia” il bisogno dell’altro per dare un senso alla propria esistenza. L’incapacità di sciogliersi da un giogo affettivo che fa soffrire, la ricerca della relazione a prescindere. Anche perché tutto questo, se limitato nel tempo, fa parte del viaggio nelle montagne russe che spesso è l’inizio di un amore.

Se il vagone non si arresta però (entro i 12 mesi, dice Michel Reynaud, psichiatra e presidente di Fonds Actions Addictions, in Francia), più che di passione romantica sarebbe meglio parlare di Love Addiction: una relazione tossica che ha un impatto negativo sulla salute emotiva, mentale e fisica. Il DSM-5 le annovera, infatti, tra le nuove dipendenze (come quella per il sesso e internet, a cui è legata). E specifica:”va curata”.

Perché se la dipendenza affettiva dei semplici dongiovanni, innamorati dell’amore
e alla perenne ricerca della ricompensa psicologica tramite la conquista, è un problema più individuale che sociale (lascia al massimo una serie di cuori infranti nel suo cammino), la patologia che affligge individui apparentemente fedeli e dedicati, che mettono l’altro davanti a tutto e a tutti, può avere invece ricadute pesantissime. Nei casi più estremi la persona sceglie l’annientamento piuttosto che la perdita del partner.

“E’ un fenomeno vecchio come il mondo (il nec sine te nectecum vivere possum di Ovidio)- dice Maria Cristina Strocchi, autrice di Come liberarsi dalla dipendenza affettiva in 5 mosse, edizioni Il Punto di Incontro)- ma si è intensificato da quando viviamo in un mondo che predica il perfezionismo, del corpo, della mente, del sentimento, con la glorificazione della felicità e della passione romantica, e l’orrore dell’errore, anche attraverso le interpretazioni più estremiste e moraliste del credo, religioso, in primis. E soprattutto da quando su questo terreno si è innestata una tecnologia che permette il confronto e il controllo sulle vite altrui in modo pervasivo e costante”. I pensieri tossici, infatti, nascono più in fretta da quando quello che un tempo poteva fare solo James Bond -come localizzare una persona in un nanosecondo, vedere cosa sta facendo in diretta – è appannaggio di chiunque.

La maggior parte degli studi sulla Love Addiction dicono che a soffrire di questa condizione sono spesso persone che hanno subito traumi e abusi nell’età infantile.

“Nella mia esperienza, però – continua Strocchi -, vedo che basta un momento di fragilità per far cadere persone con una storia personale sana, magari anche riuscite professionalmente e ben integrate, nella rete della dipendenza affettiva. Perché la Love Addiction è una conseguenza della mancanza di autostima, cronica ma anche temporanea, dovuta al lavoro che manca all’improvviso, alla fine di un amore, a una crisi esistenziale che mette tutto in discussione.

Il primo campanello d’allarme deve suonare quando ci si rende conto di delegare all’esterno la possibilità di essere felici e di sentirsi capaci”.

Con una metafora non a caso romantica, Strocchi la descrive come una danza, in cui i due ballerini (vittima e carnefice, con ruoli intercambiabili) sono incatenati.

“Questo ballo inizia con un lento per diventare poi sempre più vorticoso. Se uno dei due non si svincola, rimane obbligato a tenersi sempre più stretto all’altro, mentre la pista da ballo si svuota, rendendo la dipendenza inestricabile. E’ un percorso d’amore malato, che porta grossi problemi fisici e psicologici per entrambi – che, ricordiamolo, non sono necessariamente partner, ma talvolta sono genitori/figli. Nelle situazioni più estreme, la vittima arriva a crisi di ansia, disturbi del sonno e dell’alimentazione, fino a depressione e suicidio e il carnefice a episodi di violenza psico-fisica, violenza domestica, stalking e omicidio. E sappiamo come questi ultimi siano in aumento.

I ragazzini sono particolarmente a rischio. Per ragioni fisiologiche, innanzitutto: il nucleo caudale – una componente sottocorticale del telencefalo che regola il sistema di ricompensa – è molto più reattivo che negli adulti e, poiché è provato che l’innamoramento ha, a livello fisiologico, un effetto molto simile a quello provacato dalla cocaina, è ovvio che gli adolescenti siano a rischio di Love Addiction”- dice Berit Brogaard, neuroscienziata e direttrice del laboratorio di ricerca multisensoriale dell’Università di Miami…. I teen di oggi .... gestiscono le loro relazioni attraverso la comunicazione digitale.

Che cosa serve, allora, per aiutare le persone a trovare un equilibrio nelle relazioni?

“Casi patologici a parte, e qui penso a chi viene da un passato traumatico di abbandono e abusi, e dunque ha assolutamente bisogno di un percorso psicologico, penso che serva un’educazione sentimentale, per giovani e adulti – risponde Maria Cristina Strocchi (che tiene lezioni gratuite sulla sua pagina Facebook) – La società si è evoluta ma spesso il nostro vero sentire è ancora prigioniero di stereotipi antichi. Penso alla frustrazione dell’uomo che guadagna meno della donna, o del ragazzino che dà fuori di matto se lei si fa un selfie con un altro. Insegnare l’autostima è il primo passo”.

Articolo D di repubblica di Laura Traldi – 2018

di MARIA CRISTINA STROCCHI | 17/09/2018